Una poltrona per due: in Calabria scoppia la guerra interna al PD tra Irto e Falcomatà
REGGIO CALABRIA – A pochi mesi dalle prossime elezioni regionali in Calabria, il centrosinistra si ritrova in una situazione di profonda incertezza, e a far rumore è la crescente tensione interna al Partito Democratico. Il duello, sempre meno velato, è tra due nomi noti della politica calabrese: Nicola Irto e Giuseppe Falcomatà.
Il sindaco uscente di Reggio Calabria, Falcomatà, guarda con interesse alla corsa alla presidenza della Regione. Dopo anni alla guida della città dello stretto , vorrebbe essere il nome su cui puntare per provare a strappare la Regione alla destra. Ma la strada è tutt’altro che spianata.
I rumors interni al PD parlano chiaro: i vertici del partito sembrano orientati su un’altra candidatura, quella di Nicola Irto, già senatore ed ex presidente del Consiglio regionale, considerato una figura solida e spendibile a livello regionale. Sullo sfondo, circola anche il nome di Pasquale Tridico, ex presidente dell’INPS, che gode di una certa attenzione nei palazzi romani, ma non sembra al momento un’opzione concretamente in campo.
La tensione sale. Falcomatà – secondo indiscrezioni sempre più insistenti – avrebbe lanciato un ultimatum: o viene candidato alla presidenza, oppure non accetterà di candidarsi neanche come consigliere regionale. Una mossa che sa di sfida aperta, forse dettata dalla consapevolezza che una candidatura da semplice consigliere, dopo dieci anni da sindaco, potrebbe non avere il peso sufficiente – e il rischio di una sconfitta sarebbe troppo alto.
Irto, dal canto suo, pare determinato ad andare avanti. Forte del sostegno di pezzi importanti del partito e di un’immagine da politico di esperienza istituzionale, ha già fatto trapelare l’intenzione di candidarsi, anche in assenza di un’unità interna totale.
Nel frattempo, il centrodestra osserva e prepara il terreno. Il governatore uscente Roberto Occhiuto è già in piena campagna elettorale, con una lista ben strutturata e sette liste d’appoggio già pronte. Una macchina organizzativa rodata che non aspetta altro che approfittare delle divisioni nel fronte avversario.
Il PD calabrese, insomma, si trova di fronte a un bivio: trovare una sintesi o affrontare l’ennesima campagna elettorale spaccato. E, in politica, le divisioni si pagano. Anche molto care.
