Medici cubani in Calabria: una scelta politica che penalizza i giovani medici locali
La decisione del Presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, di puntare fortemente sull’assunzione dei medici cubani continua a far discutere. Una scelta che, se da un lato vuole tamponare le carenze croniche del sistema sanitario calabrese, dall’altro rappresenta un chiaro segnale di sfiducia verso i giovani professionisti formati nelle università della nostra terra.
Proprio mentre l’onorevole Giusi Princi sta lavorando con impegno per la nascita della Facoltà di Medicina a Reggio Calabria, con l’obiettivo di offrire un futuro ai nostri ragazzi e valorizzare le eccellenze locali, il Presidente della Regione – appartenente allo stesso partito – sembra voltare le spalle a questo progetto, preferendo l’importazione di personale dall’estero.
Ma che senso ha investire nella formazione medica calabrese se poi i nostri laureati non trovano spazio nei nostri ospedali? Perché un giovane dovrebbe scegliere di studiare Medicina a Reggio, se già si capisce che altrove saranno cercate le soluzioni? È questa la speranza che vogliamo offrire ai nostri figli?
La scelta di Occhiuto non è solo tecnica, è una precisa ipotesi politica. È un atto che mette da parte le potenzialità locali per rincorrere soluzioni temporanee e mediatiche. Ma la sanità calabrese non ha bisogno di spot: ha bisogno di visione, di investimenti strutturali, e soprattutto di fiducia nei giovani calabresi.
Prima di votare, ricordiamoci chi ama prima Reggio e poi il resto del mondo – e chi, invece, guarda altrove, dimenticando il futuro della nostra terra.
