Quello che sta accadendo a Reggio Calabria negli ultimi concorsi pubblici è sotto gli occhi di tutti, ma in pochi hanno il coraggio di dirlo apertamente.
Io lo dico chiaramente: negli ultimi concorsi del Comune di Reggio Calabria sono entrati parenti di dirigenti comunali e familiari di assessori. E non si tratta di semplici coincidenze, ma di una catena di parentele che, a mio avviso, getta un’ombra pesantissima sulla regolarità delle selezioni.
Secondo quanto emerso e secondo le informazioni in mio possesso — che diverse testate locali, come Reggio Times, dichiarano di poter documentare — figli, fratelli e parenti diretti di chi governa o dirige il Comune risultano vincitori di concorso. Tutto questo mentre centinaia di giovani preparati, senza santi in paradiso, restano fuori.
Un caso emblematico è quello che riguarda il CEDIR. In un concorso comunale, il fratello di un assessore risulta vincitore. Tra i candidati figurava anche la compagna dello stesso assessore, poi bocciata. Una bocciatura che, secondo chi scrive, sarebbe servita a costruire un alibi perfetto: “vedete, anche i miei possono essere esclusi”. Peccato che, alla fine, ad essere assunto sia stato proprio il fratello.
Questo modo di operare, se confermato, rappresenterebbe una presa in giro per un’intera città. Una città dove chi non ha parentele o appoggi politici è costretto a emigrare, mentre chi nasce “figlio di qualcuno” può restare, lavorare e sistemarsi.
A Reggio Calabria si sta creando — o forse si è già creata — una città per raccomandati, dove il merito sembra contare meno del cognome. Una dinamica che ricorda pratiche che questa terra dovrebbe aver sepolto da tempo e che invece continuano a riaffiorare sotto nuove forme.
Annuncio pubblicamente che nei prossimi mesi, entro gennaio, potrebbero emergere ulteriori nomi e legami di parentela tra vincitori di concorso e dirigenti del Comune. Se questo accadrà, nessuno potrà più far finta di niente.
Questa non è una sentenza, ma una denuncia politica, morale e civile. Reggio Calabria merita trasparenza, merita concorsi puliti, merita un futuro in cui i giovani restano per capacità e non per conoscenze.
Chi governa ha il dovere di chiarire. Chi controlla ha il dovere di verificare.
Il silenzio, a questo punto, sarebbe solo complicità.
Di scappatura GIONATAN
