Ore 8:00 del mattino.
La città si sveglia lentamente. C’è chi prepara il caffè, chi accompagna i figli a scuola e chi controlla il meteo.
Poi c’è lui.
Appena apre gli occhi, ancora prima del buongiorno, una sola domanda riecheggia nella stanza:
“Ma oggi come posso parlare di Cannizzaro?”
Parte così la sua missione quotidiana.
Post numero uno: aeroporto.
Perché se un aereo parte in ritardo, se una valigia si perde o persino se al bar manca il cornetto integrale… la colpa, in qualche modo, deve pur essere di Cannizzaro.
Dopo il primo attacco social arriva la meritata colazione. Cappuccino, brioche e una rapida occhiata ai commenti:
“Ragazzi, il post delle 8 ha fatto bene, ma possiamo fare di meglio.”
Ed ecco che nel pomeriggio scatta il secondo round.
Nuovo post. Nuova indignazione.
Questa volta dentro ci finisce anche Occhiuto, perché nel dubbio meglio allargare il menù del giorno.
Nel frattempo i cittadini parlano di bollette, strade, lavoro e problemi reali.
Ma lui no.
Lui è concentrato.
Ha una missione superiore.
Dopo pranzo — rigorosamente a pancia piena e tastiera calda — arriva il terzo post quotidiano:
“Cannizzaro episodio 847”.
Ormai la tecnica è affinata:
• foto seria,
• sopracciglio corrugato,
• diretta Facebook in modalità “Breaking News”,
• tono da fine del mondo imminente.
E via con monologhi interminabili dove tutto conduce sempre lì.
Qualunque argomento venga trattato:
• piove? Cannizzaro.
• traffico? Cannizzaro.
• il gatto non mangia? Probabilmente Cannizzaro.
Gli utenti ormai aspettano le dirette come una serie TV:
“Stasera esce la nuova puntata?”
Nel frattempo, però, succede una cosa curiosa.
Di altri argomenti nessuna traccia.
Silenzio assoluto.
Corruzione? Boh.
Altri politici? Invisibili.
Questioni scomode? Connessione assente.
Ma appena sente il nome “Cannizzaro”, scatta come Alexa quando sente “ciao”.
Gli amici raccontano che persino l’algoritmo di Facebook, ormai stanco, gli suggerisca:
“Vuoi parlare anche di altro?”
Ma niente.
L’ossessione continua.
Secondo alcune leggende metropolitane, pare che persino il navigatore della sua auto dica:
“Tra 200 metri gira a destra… e pubblica un altro post contro Cannizzaro.”
Insomma, più che un giornalista sembra un abbonamento premium alle notifiche anti-Cannizzaro.
E alla fine il dubbio viene spontaneo:
ma se un giorno Cannizzaro sparisse dai social per 24 ore… lui di cosa parlerebbe?
