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Reggina: la boutade delle quote a zero e la presunzione dei proprietari
Da quel famoso settembre 2023, chiunque avesse un briciolo di cervello sapeva che sarebbe stato solo questione di tempo prima che i nodi venissero al pettine. Oggi, a quasi tre anni di distanza, l’elefante nella stanza è evidente: come liberarci da una società incompetente e presuntuosa?
L’unica via percorribile è il cambio totale di proprietà. Eppure, il carro si impunta. Non perché manchino offerte: l’anno scorso ce n’erano, ma sono state deliberate occultate ai tifosi dai propagandisti legati alla società. Dietro il famigerato “patto di riservatezza” si è nascosto tutto ciò che non si voleva rendere pubblico, creando l’illusione che non ci fossero alternative. Vale la pena ricordare che, anche in caso di trattativa fallita, il patto non decade e resta in vigore per anni, come una catena invisibile che tiene legata la tifoseria all’arbitrio dei proprietari.
E il nodo vero? I soldi. La boutade delle quote a zero, annunciata con enfasi dai propagandisti di turno, è una presa in giro. Non esiste passaggio di proprietà gratuito: Ballarino e soci vogliono denaro, e subito. Si parla di richieste superiori a 2-3 milioni di euro, tra debiti verso i soci e fornitori, cifra che ha già fatto saltare la prima trattativa interna, quella tra Soseteg e Catanesi.
Presentare la cessione “a zero” ma con l’obbligo di ripianare i debiti non è solo una finzione contabile: è un insulto alla città, trattata come ingenua. È come dire “paghi 100 euro, ma formalmente hai speso zero, perché quei 100 sono debiti verso chi già possiede la società”. Fantastico, se non fosse grottesco.
Il concetto di rischio d’impresa? Probabilmente sconosciuto a chi guida questa società. E mentre la città resta a guardare, la presunzione dei proprietari diventa sempre più insopportabile.
Anthony Carbone
Foto orizzonte docenti
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