La reggina è ufficialmente in ostaggio: il futuro amaranto bloccato da una richiesta fuori dalla realtà.
Si è chiusa la stagione più fallimentare, umiliante e mortificante della storia della Reggina 1914. Eppure, nonostante il disastro sportivo andato in scena negli ultimi mesi, a Reggio Calabria si continua a parlare sempre dello stesso problema: la cessione societaria che non arriva mai.
Gli interessamenti per rilevare il club ci sono stati eccome. Da settimane diversi imprenditori hanno sondato il terreno per cercare di liberare la Reggina da una gestione che ha distrutto entusiasmo, credibilità e prospettive. Dai contatti legati a Soseteg fino ai nomi di Canonico, Rizzetta e dell’imprenditore vicino all’area Lotito, tutti si sarebbero però scontrati contro un muro invalicabile: la richiesta economica avanzata dall’attuale proprietà.
Una cifra considerata fuori da ogni logica di mercato: tra i 2,3 e i 3 milioni di euro per una società che, nei fatti, non possiede praticamente nulla.
La Reggina 1914 non ha uno stadio di proprietà, non ha un centro sportivo di proprietà, non ha giocatori valorizzabili sul mercato e non dispone di asset patrimoniali rilevanti. L’unico vero bene del club resta il marchio storico, acquisito per circa 125 mila euro. Tutto il resto è una costruzione artificiale fatta di debiti inseriti a bilancio e oggi scaricati sul possibile compratore.
Ed è qui che nasce il cortocircuito. Le somme investite in questi tre anni dall’attuale gestione vengono ora pretese integralmente da chi vorrebbe subentrare, come se i fallimenti sportivi, gli errori gestionali e il tracollo d’immagine non avessero avuto alcun costo per chi ha amministrato la società.
Una pretesa che appare sempre più come pura speculazione finanziaria sulle spalle di una città intera.
Nel frattempo la Reggina resta paralizzata. Senza programmazione, senza una struttura tecnica definita e senza una visione chiara sul futuro. Ogni giorno che passa aumenta il rischio di compromettere anche la prossima stagione, condannando ancora una volta la piazza amaranto a partire in ritardo mentre le altre società si organizzano.
La sensazione sempre più diffusa è che il club sia diventato ostaggio di un braccio di ferro personale, dove l’interesse della Reggina viene ormai dopo tutto il resto.
A questo punto potrebbe diventare decisivo anche il ruolo del prossimo sindaco di Reggio Calabria. Palazzo San Giorgio non può più limitarsi a osservare. È necessario ricordare con fermezza all’attuale proprietà che la Reggina è stata consegnata senza debiti e nella stessa categoria sportiva in cui milita oggi. E soprattutto che concessioni fondamentali come il Granillo e il Sant’Agata non possono essere considerate eterne né automatiche.
Anthony Carbone
