Assunzione alla Città Metropolitana, il caso Stefano Perri continua a far discutere: perché non un nuovo concorso?
È una vicenda che, nonostante sia maturata mesi fa, continua ancora oggi ad alimentare interrogativi e polemiche negli ambienti politici e amministrativi cittadini. Al centro della discussione c’è l’assunzione a tempo indeterminato del giornalista Stefano Perri alla Città Metropolitana, avvenuta subito dopo la conclusione della sua esperienza nello staff fiduciario del sindaco Giuseppe Falcomatà.
Una dinamica che, già allora, aveva attirato l’attenzione di molti osservatori per la rapidità del passaggio e soprattutto per le modalità con cui si arrivò alla stabilizzazione.
L’assunzione, infatti, non avvenne attraverso un nuovo concorso pubblico aperto a tutti i cittadini, ma tramite lo scorrimento di una graduatoria collegata ai concorsi del Comune, reso possibile grazie a una convenzione approvata dall’amministrazione metropolitana. Uno strumento formalmente consentito dalla normativa, ma che in quel caso suscitò forti perplessità sul piano politico e dell’opportunità istituzionale.
La domanda che in molti si posero — e che ancora oggi resta senza una risposta realmente convincente — è semplice: perché non bandire una nuova selezione pubblica?
Una scelta che avrebbe garantito massima trasparenza, piena partecipazione e soprattutto avrebbe evitato qualsiasi sospetto di corsia preferenziale nei confronti di una figura considerata molto vicina all’amministrazione politica dell’epoca.
Perché il punto centrale della questione non riguarda soltanto la legittimità tecnica della procedura. Il vero tema è la percezione di imparzialità della pubblica amministrazione. Quando un collaboratore inserito nello staff del sindaco passa, senza particolari discontinuità, a un ruolo stabile all’interno dello stesso ente, il rischio è quello di rafforzare nell’opinione pubblica l’idea di un sistema chiuso, dove determinate opportunità sembrano accessibili soprattutto a chi è già dentro certi circuiti politici e amministrativi.
Ed è proprio questo aspetto ad aver alimentato, negli ultimi mesi, critiche e malumori anche tra tanti cittadini e candidati che avevano partecipato ai concorsi pubblici senza poi ottenere alcuna opportunità lavorativa.
La convenzione tra Comune e Città Metropolitana era stata presentata come uno strumento necessario per velocizzare il rafforzamento dell’organico dell’ente ed evitare tempi lunghi per nuove procedure concorsuali. Tuttavia, casi come quello di Perri hanno inevitabilmente acceso dubbi sull’utilizzo concreto di quel meccanismo.
In molti continuano a chiedersi se lo scorrimento delle graduatorie sia stato davvero utilizzato esclusivamente per esigenze amministrative oppure se abbia finito, almeno in alcune circostanze, per trasformarsi in una scorciatoia utile a stabilizzare figure già orbitanti attorno al potere politico locale.
Interrogativi che, a distanza di tempo, restano ancora tutti sul tavolo.
Chiediamo ai giudici della città di leggerci attentamente, noi diciamo la verità.
Se potete studiate tutto ciò che scriviamo, abbiamo le delibere di tutte le assunzioni.
Carissimi giudici solo voi potete aiutare (in questo caso il sottoscritto) a combattere realmente il clientelismo politico, che per carità non si riferisce alla vicenda Perri, ma di un sistema, che è comandato dalla mafia.
