Reggina: la tregua dopo la tempesta. Ma le crepe restano
Che tra calciatori e società il clima non fosse sereno era evidente da settimane.
Per la seconda volta in stagione — circostanza tutt’altro che banale — lo spogliatoio
avrebbe manifestato un malcontento profondo, riflesso in blackout tecnici difficili
da spiegare solo con motivazioni sportive e in qualche infortunio apparso, a dir poco, sospetto.
Dietro il calo improvviso di rendimento si sarebbe nascosto un nodo economico
tutt’altro che secondario. Secondo indiscrezioni filtrate dagli ambienti interni, il motivo dello scontro sarebbe stato il mancato saldo completo degli stipendi fino
al 31 gennaio, nonostante la firma delle liberatorie. Un dettaglio che, se confermato, spiegherebbe molto più di qualsiasi analisi tattica.
Il messaggio, però, sarebbe arrivato forte e chiaro ai vertici del club. Nelle ultime ore,
sempre secondo quanto trapela, la società avrebbe provveduto a saldare le rimanenze pattuite, almeno per quanto concerne le spettanze maturate fino a fine gennaio. Una mossa che avrebbe riportato una fragile tregua, più che una vera distensione.
Resta però un dato che pesa come un macigno: la certificazione di un bilancio societario gravato da debiti importanti. In questo contesto, le voci di tensioni interne e le prestazioni
altalenanti non possono lasciare tranquilli i tifosi. Perché quando le questioni economiche entrano nello spogliatoio, il rischio è che a pagarne il prezzo sia l’obiettivo finale.
La tregua, dunque, sembra quantomeno raggiunta, almeno per ora. Ma le crepe restano ben visibili.
Il campo, come sempre, sarà l’unico giudice, anche se ormai, la situazione, appare molto chiara alla maggior parte della tifoseria.
Anthony Carbone
