Clamoroso a Reggio Calabria: la Reggina dice praticamente addio al sogno promozione in Serie C dopo una sconfitta pesantissima contro l’Acireale. Un risultato che pesa come un macigno e che, a questo punto della stagione, ha il sapore della sentenza quasi definitiva.
La gara, già delicata, si è trasformata nell’emblema di un’annata fatta di occasioni mancate e fragilità nei momenti chiave. Perdere contro l’Acireale in uno snodo così importante significa compromettere seriamente la rincorsa al primo posto e rendere la promozione diretta un obiettivo ormai lontanissimo.
Ora l’attenzione si sposta inevitabilmente sugli spalti. La Curva Sud, cuore del tifo amaranto, è chiamata a una presa di posizione: difenderà il presidente Ballarino oppure sceglierà la strada della contestazione? Anche un eventuale silenzio sarebbe un messaggio forte in un momento così delicato.
Intanto cresce il malcontento della piazza, che guarda anche alle responsabilità politiche e dirigenziali. Nel mirino finisce Paolo Brunetti, accusato da molti tifosi di aver indirizzato le scelte societarie verso l’attuale gestione. La decisione di puntare su Ballarino, scartando alternative come Bandecchi, viene oggi riletta come un errore strategico che ha inciso profondamente sul presente della Reggina.
La delusione è enorme, perché le aspettative a inizio stagione erano ben diverse. Reggio Calabria vive di calcio e il ritorno tra i professionisti rappresentava molto più di un semplice traguardo sportivo: era una questione di orgoglio e identità.
Adesso resta da capire come reagirà l’ambiente. Perché se è vero che il campo ha quasi emesso il suo verdetto, è fuori dal campo che si giocherà la partita più importante: quella per il futuro della Reggina.
